
IN RUSSIA UNA «DACIA» TARGATA TRENTINO
Inaugurata la foresteria pediatrica donata dall’associazione «Aiutateci a salvare i bambini»
E’ costata quasi un miliardo di vecchie lire. Ospiterà quaranta bimbi malati di leucemia dall’inviato Pierluigi Depentori
Trentino – 03 ottobre 2006 pagina 11 sezione: CRONACA
MOSCA. «Dimitri noi siamo con te». C’è un immenso prato verde pieno di fiori gialli e azzurri, in mezzo ce n’e uno piccolo, blu mare, con un gambo gracile. È il disegno che i bambini della clinica pediatrica Rdkb di Mosca hanno voluto dedicare al loro Dima, il bimbo di undici mesi che si è ammalato di leucemia e che è in attesa di trapianto. Dimitri è il primo ospite di un vero e proprio miracolo trentino: una dacia da 460 mila euro donata dall’associazione “Aiutateci a salvare i bambini”. Dima è lì, seduto sull’altalena azzurra e rossa che la sua mamma fa dondolare dolcemente. I suoi genitori hanno appena fatto gli esami di compatibilità per donargli il loro midollo: si sono venduti tutto per portarlo a Mosca, tre giorni di treno da Barnaul, nel sud della Siberia, e poi la disperata attesa. Ha le guance ingrossate dalla terapia ma gli occhi sorridono a vedere il bendiddio di giochi che ci sono in giardino. Per due anni, se tutto andrà bene, la dacia trentina sarà la sua casa quando uscirà dall’ospedale. Con lui ci saranno altri quaranta bambini, corrosi dal tumore ma decisi a riprendersi una vita normale. Non tutti ci riusciranno: i freddi numeri della statistica sulla leucemia dicono che un bambino su cinque muore, e i bimbi della clinica hanno già versato tante lacrime per i piccoli amici che non ce l’hanno fatta. L’ultimo è stato poche settimane fa, Zhenja. Aveva sei anni. «Non è morto, è stato ucciso dal male», raccontano i suoi compagni che se ne stanno a giocare nel giardino della nuova dacia, accanto a un clown chiamato a regalare loro qualche sorriso. La dacia è appena fuori Mosca, in una località dal nome impronunciabile (Krasnopachorskij Bereska), e in questi giorni di tiepido autunno i mattoncini rossi di cui è rivestita sembrano brillare ogni volta che il sole fa capolino. Solo un anno fa sembrava ancora un sogno. La clinica pediatrica scoppiava, la lista di attesa era sempre più lunga e non c’erano spazi per ospitare i bambini che dopo il trapianto di midollo dovevano continuare i cicli trisettimanali alla clinica. C’erano le medicine da pagare, gli esami, le attrezzature, in alcuni casi i trapianti all’estero. I soldi non bastavano mai. Già da cinque anni le cose andavano meglio, grazie ai volontari di uno sconosciuto posto chiamato Trentino e quell’associazione dal nome così lungo, “Aiutateci a salvare i bambini”. Il presidente Ennio Bordato si era imbattuto quasi per caso nel Gruppo di volontariato “Padre Aleksandr men” che opera alla clinica, e aveva deciso di provare ad aiutarli. Quella “prova” si è presto trasformata in un provvidenziale abbraccio di solidarietà. La nuova foresteria pediatrica ha tre piani, ventuno stanze e quarantadue posti letto. Era la residenza estiva di una ricca famiglia moscovita che l’aveva fatta costruire solo tre anni fa, con il caminetto nel grande soggiorno e l’idromassaggio nel bagno centrale, quello del primo piano. L’hanno messa in vendita proprio quando l’associazione trentina aveva deciso di fare il grande passo. Quei piccoli mattoncini che la rivestono sembrano quasi portare la firma di tutti i donatori trentini che l’hanno resa possibile. Bordato ha bussato a tante porte, riuscendo a mettere insieme Berlusconi e Dellai: il progetto “La Fabbrica del sorriso” di Mediafriends, la Provincia di Trento, la Regione. Ma accanto alle istituzioni e agli sponsor – dalla Chicco alla Merloni – è stato proprio l’aiuto di tanti anonimi trentini a risultare decisivo. Alla fine è costata quasi cinquecentomila euro, e quando i responsabili dell’ospedale l’hanno vista, elegante e sontuosa, non sono riusciti a trattenere le lacrime. I bambini della clinica hanno voluto ringraziare a loro modo, con una serie di quadretti disegnati durante le loro interminabili giornate tra chemio, prelievi e pillole da ingurgitare. Uniti tra loro sopra il portone del garage per il giorno dell’inaugurazione, sembrano un gigantesco arcobaleno sormontato dalla scritta “Spasibo”, il “Grazie” dei russi. A guardarli uno ad uno ci sono tutti i sogni di bambini che vorrebbero solo essere come tutti gli altri, senza quel tumore bastardo che è come un nemico invisibile da cui non ci si può nemmeno guardare le spalle: una barca a vela che solca tranquilla un mare azzurro in un giorno di sole, un uccellino che si libra in volo, una montagna che sorride felice, una farfalla bianca e rossa che si posa su un fiore. E poi c’è il disegno per il piccolo Dimitri, il prato della speranza con quel “Dima noi siamo con te”, perché prendersi la leucemia a sei mesi è una tragedia anche per i bimbi malati come lui, ma più grandi. Sono arrivati tutti insieme, scortati da uno dei quattro clown che si danno il cambio per cercare di farli sorridere in clinica. E’ il momento più toccante, Bordato e Irene Cereghini, la vicepresidente, li guardano arrivare dal terrazzo, assieme ai volontari russi e alle tante persone che sono venute a ringraziare il Trentino per questo regalo inaspettato. Non hanno nemmeno il bisogno di usare la mascherina anti-germi: Mosca e il suo inquinamento da metropoli che corre verso l’occidentalizzazione sono lontani, qui nella regione di Podol’skij l’aria è sana tanto che i medici della clinica hanno dato il benestare. Hanno controllato le piante del giardino una ad una e poi hanno controllato tutte le cartelle cliniche, perché anche una semplice allergia potrebbe essere fatale per un corpicino senza difese immunitarie. Quel giardino con altalena, scivolo e porta da calcio è una sorpresa enorme: loro, abituati ad asettiche stanze di ospedale rese più ospitali solo dai disegni alle pareti possono finalmente giocare all’aria aperta. Una bimba con una lunga coda di cavallo sparisce subito nella casetta rossa a forma di pomodoro: per un quarto d’ora il sogno di una vita normale è diventato realtà. L’inaugurazione della dacia trasformata in foresteria pediatrica è tutta nelle facce dei bambini della clinica, il loro “Spasibo” al Trentino e agli uomini di buon cuore che hanno reso possibile questo piccolo miracolo. Irina ha sette anni e arriva da Samara, la regione del Volga conosciuta per Togliattigrad e le sue auto: è stata curata nel reparto 27 della clinica pediatrica, quello di oncoematologia, e ora si appresta a vivere nella dacia assieme alla sua mamma. Con lei c’è anche Mikail, ucraino, e Anton, 13 anni, appena tornato dal viaggio in Israele dove gli hanno fatto il trapianto di midollo costato 180 mila dollari. Fino a pochi mesi fa era un bambino tutto scuola e sport, poi un giorno è arrivato a casa con il mal di pancia. Quattro giorni dopo non aveva più capelli, distrutto da due cicli di chemioterapia urgente per cercare di fermare il tumore. La “dacia trentina” è un approdo a cui qualcuno di loro non arriverà mai, la roulette della vita è sempre pronta ad estrarre il numero sbagliato. Adesso tutti sanno dov’è il Trentino, e nella cartina appesa nel grande soggiorno della casa te lo indicano con orgoglio. Fino a pochi giorni fa conoscevano solo Venezia e le sue gondole, ora invece c’è un posto inaspettato nel loro cuore. «Un giorno verremo a trovarvi», urlano in coro. Nessuno sa se ce la faranno, ma almeno è un altro tassello di speranza in una vita fatta di sfortuna, sofferenze, qualche piccola gioia e tanta rassegnazione. Spasibo a voi, piccoli amici russi.
Il Progetto: https://www.aasib.org/la-casa-dellaccoglienza/

