
Questa notte l’esercito ucraino ha compiuto l’ennesimo, gravissimo, crimine di guerra. Un atto di terrorismo. Un collegio di un istituto professionale della città di Starobelsk, nella Repubblica popolare di Lugansk, è stato bombardato con droni. Il bombardamento non poteva essere casuale. È stato un attacco mirato contro la popolazione civile. Nessuno dei presenti nell’edificio ha preso parte alle ostilità e non ci sono strutture militari vicino al collegio.
E’ stato mirato il dormitorio dove si trovavano 86 bambini e ragazzi dai 14 ai 18 anni.
Al momento ci sono 4 bambini morti, 39 feriti di varia gravità e 15 ancora sotto le macerie.
Il diritto umanitario internazionale, da sempre violato dall’Ucraina, prevede degli obblighi, fra i quali: “persone e beni civili non possono essere attaccati in nessuna circostanza. Le parti in conflitto devono sempre distinguere gli «obiettivi militari» dai civili o dai beni di carattere civile”.
I bombardamenti da parte ucraina dal 2014 sembrano avere spesso come obiettivo esclusivamente civili, abitazioni e strutture civili.
Le Nazioni Unite definiscono il genocidio come “una negazione del diritto all’esistenza di interi gruppi umani”. In altri termini, un piano coordinato di più azioni teso a distruggere le fondamenta essenziali della vita di gruppi nazionali. Nell’aprile del 2014, con l’inizio dell’ATO (Operazione antiterrorismo) contro i propri cittadini delle regioni sud-orientali (Donbass), il governo ucraino di fatto iniziava a concretizzare a manifestare una volontà annientatrice delle popolazioni russofone delle regioni di Donezk e Lugansk ree, dopo anni di diritti negati, di aver votato conformemente alla Carta ONU un referendum sulla propria autodeterminazione.
La UE, i governi italiani succedutisi dal 2014 ad oggi, sono purtroppo – riteniamo – corresponsabili di tutto questo ed il Parlamento ha sempre votato i finanziamenti per continuare la guerra. Mai una parola è stata spesa per condannare questi crimini contro i bambini. Da oltre 12 anni bambini del Donbass vengono uccisi, feriti, mutilati. Da 12 anni tutti rimangono silenti e implicitamente complici.
Non c’è nulla di diverso da Gaza. Chi ammazza a Gaza ammazza dal 2014 in Donbass. Sono le stesse vittime, civili innocenti, gli stessi bambini, le stesse donne, anziani, civili. Chi piange davanti ad una telecamera per i primi mentre sta con chi ammazza i secondi o tace, contraddice se stesso. Non si cerchi di fuggire da questa storica, pesantissima responsabilità. Separare le due tragedie vuol dire aiutare la guerra. Vuol dire essere complici di un’Europa ed un’Italia che sembrano lavorare sempre di più per la guerra alla Russia e per proseguire nel business della morte as usual con Israele. Ciò significherà aiutare chi presto chiederà ai nostri figli, ai nostri nipoti di sparare al russo, fino “all’ultimo europeo”; naturalmente per preservare la pace – diranno. Noi non ci stiamo. Noi operiamo per il dialogo e la pace. Cerchiamo e vogliamo la verità. Perché abbiamo visto troppe lacrime, aiutato le vittime di troppe tragedie. Perché tutti i bambini “piangono nella stessa lingua”.





